Quasi tutta l’opera di Botticelli, e La Primavera in particolare, si colloca nell’ambito di quella cultura neoplatonica che caratterizza la corte dei Medici. Il poeta Poliziano nelle Stanze scrive: «Tutto lascivo, dietro a Flora, Zefiro vola e la verde erba infiora».La rappresentazione prospettica dello spazio, che aveva caratterizzato il primo Quattrocento come espressione di un modo realistico e razionale di concepire la realtà, viene qui abbandonata per una concezione più astratta del mondo. Nella raffigurazione della Primavera Botticelli cerca una bellezza «ideale», un mondo perfetto di armonia universale, sognato ma ormai impossibile da raggiungere.
Da sinistra a destra:
Mercurio, guida alla meta della contemplazione divina dissipando col caducèo le nubi della passione e dell’intemperanza.
Le Tre Grazie, rappresentano il processo di sublimazione intellettuale dell’Amore.
Venere, che rappresenta i sentimenti umani più positivi, con l’aiuto di Cupìdo, eléva questo amore carnale.
Zefiro, personificazione dell’Amore umano e forza della natura che dona la vita, feconda Clori che si trasforma in Flora, dea della fioritura.