Zefiro, il venticello primaverile, rincorre la ninfa Clori che, dopo il matrimonio, si trasformerà in Flora.
Flora è la dea della giovinezza e della fioritura. Nel dipinto questo personaggio è ricoperto di fiori: pervinche, mirto, rose, fiori di fragole di bosco, papaveri e margherite di campo. Sull’abito, fiordalisi e garofani simboleggiano l’amore coniugale. Le rose che Flora tiene nel grembo fecondo e sparge sul terreno, per la loro bellezza, sono considerate il simbolo di Venere.
Venere è la dea greca dell’amore. Venere vestita, dea del matrimonio e dell’Amore sacro, rappresenta qui, forse, anche Filologia sposa di Mercurio. è incorniciata da rami di mirto, un arbusto sempreverde e per questo considerato simbolo di amore eterno e di fedeltà coniugale.
Cupìdo è simbolo dell’Amore profano, cieco e sensuale e custodisce il giardino di Amore. Secondo la mitologia classica era figlio di Venere; Mercurio era il suo maestro.
Le Tre Grazie incarnano la bellezza e la grazia e sono spesso presentate come le ancelle di Venere. Rappresentano dare, contraccambiare e ricevere nell’Amore.
Mercurio, alzando il caducèo, respinge le nuvole perché non oscurino l’eterna primavera nel giardino di Venere. Il caducèo, la verga alata con due serpenti, simbolo di pace, è uno degli attributi del dio, assieme all’elmo, alla spada e ai calzari alati come l’elmo.
Gli alberi che incorniciano la scena non sono arance, conosciute in area mediterranea solo nel tardo Cinquecento, bensì melàngoli, caratterizzati da frutti amari e da fiori profumatissimi (le zàgare).
Il prato è punteggiato da circa 190 varietà di fiori tipici della campagna toscana: il papavero e la margherita di campo, consultati per le questioni d’amore; il dente di leone e l’euforbia, considerate piante afrodisiache; le fragole di bosco, che con i loro fiori indicano seduzione e sensualità; le viole, simbolo dell’amore dato da Venere; i garofanini, usati nei bouquets nuziali.